Quando raccontare la verità su Babbo Natale

Quando è il momento giusto per dire che Babbo Natale non esiste? È corretto perpetuare così a lungo una bugia? Non saranno traumatizzati quando scopriranno la verità?.

Queste sono alcune tra le tante domande che gli adulti si pongono durante il periodo natalizio. Non c’è una regola rigida e non tocca a noi grandi stabilire sul calendario una specifica età per discutere dell’esistenza o meno di Babbo Natale, sono le bambine e i bambini a farci capire il momento giusto con le loro curiosità, dubbi e domande.

Gli interrogativi non terminano sempre con il punto interrogativo, e spesso la loro attenzione si posa su dettagli precisi che possono aprire ad approfondimenti di diverso tipo. 

Generalmente se non si presentano situazioni come la presenza di sorelle o fratelli maggiori, versioni differenti all’interno del nucleo familiare, fino al termine della scuola dell’infanzia il pensiero magico delle bambine e dei bambini è ancora in quella fase in cui ha una funzione rassicurante che permette loro di comprendere e conoscere la realtà in modi diversi rispetto a quelli che utilizzano i più grandi e il mondo adulto. Alison Gopnik, una psicologa e docente di rilievo internazionale nello studio dell’apprendimento infantile ha scritto:

«Quando i bambini “fanno finta di”, esercitano una capacità cruciale da un punto di vista evolutivo: quella di figurarsi modi alternativi in cui la realtà potrebbe essere»

I primi dubbi, se famiglia e scuola collaborano a creare un’atmosfera legata a questo personaggio (Babbo Natale come Santa Lucia), iniziano ad insinuarsi quando lo sviluppo cognitivo diventa più maturo e arguto alla scuola primaria. Comprendono che gli adulti potrebbero rispondere alle loro perplessità con risposte compromettenti. 

Quando una bambina o un bambino esprime il desiderio di approfondire una questione, iniziano le domande o semplicemente dei pensieri inerenti ad un determinato argomento, significa che è prontə a conoscere un pezzo in più rispetto alla versione che conosce lui di quella specifica area. 

Inoltre dobbiamo ricordarci che all’interno della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rientra il diritto ad avere un’istruzione, tra cui tutte le informazioni adeguate per lo sviluppo dei bambini, delle bambine e degli adolescenti. Per questo, ed anche per il rispetto della loro competenza cognitiva, e la necessità di costruire dei legami di fiducia con gli adulti che hanno il dovere e la responsabilità di supportare la crescita di ogni minore occorre fare delle riflessioni quando le domande iniziano ad essere più sottili e sofisticate.

“Come fanno le renne a volare? Come fa Babbo Natale a fare il giro del mondo? Come fa ad entrare se non abbiamo il camino e le finestre sono chiuse? Ma come fa Babbo Natale ad essere al centro commerciale se sta preparando i regali?”

A questo punto, in base all’età, alla costanza delle curiosità, agli interrogativi sempre più acuti, le risposte possono basarsi sulle riflessioni che loro ci portano ed evidenziano con particolarità. Da qui l’adulto può comprendere il livello di verità che i bambini possono sostenere. Se le curiosità si placano significa che possiamo smettere di sudare e prendere atto del fatto che a loro le nostre mezze risposte sono sufficienti. Quando le domande sono ripetitive, è necessario replicare offrendo loro una porzione di realtà costruendo la verità per gradi. 

Possiamo raccontare che Babbo Natale vive a Rovaniemi, la capitale della Lapponia, nel nord della Finlandia. Lì si trova il suo villaggio, insieme alle renne. Inoltre possiamo sostenere, anche coerentemente a ciò che dovremmo educare a scuola e in famiglia durante tutto l’anno, quanto Babbo Natale abbia bisogno di un aiuto concreto dai grandi per compiere le sue magie. Elfi e renne hanno già tantissimi compiti e per fare tutto per bene chiedere il sostegno di tutti i grandi. 

Tocca ai genitori fare una valutazione della loro sensibilità e accogliere il ruolo di responsabilità che abbiamo. Come parametro generale possiamo sostenere che fino all’intera durata della primaria non ci sono contraddizioni antagonistiche contro la credenza di Babbo Natale. Fino ai 7 anni il pensiero magico delle bambine e dei bambini è controbilanciato rispetto al pensiero scientifico che inizia ad essere preponderante dagli 8 anni in poi. Da questa fascia d’età le riflessioni attorno all’astrazione sono più numerose e la loro maturazione cognitiva li porta a sostenere tematiche più complesse. 

È importante ribadire che non ci sono delle regole universali e ogni bambina e bambino compie un percorso singolo e particolare al suo sviluppo. Nessun allarmismo. 

La faccenda inizia ad essere più complessa se tale credenza perpetua anche alle scuole medie. La convinzione che un personaggio magico possa realmente esistere nella realtà potrebbe essere un segnale di eccessiva ingenuità (disequilibrio) con il pensiero astratto adeguato e necessario per la sua fascia d’età. Quando si verifica un caso del genere occorre ampliare il nostro sguardo, comprendere se ci sono altri fattori che portano ad uno disequilibrio con la sua consapevolezza del mondo circostante e qui interrogarci sulla possibilità di un consulto esterno per sostenere lui o lei nel suo percorso di crescita. 

Comunque vada, è necessario attivare una riflessione sul linguaggio ed evitare di possibili traumi. Le bambine e i bambini sono intelligenti e le loro convinzioni si costruiscono anche in base alle esperienze e alla maturazione del loro sviluppo cognitivo. Se utilizzate senso critico, sensibilità e un vocabolario adeguato per la loro fascia d’età non preoccupatevi di incentivare traumi rispetto alla figura di Babbo Natale. 

Uno studio del 1994 ha evidenziato questo aspetto. Ha approfondito la reazione di 52 bambini nella rivelazione della verità sul personaggio di fantasia più famoso al mondo. La maggior parte di loro hanno scoperto in autonomia la realtà, provando stati d’animo positivi. Sono stati invece i genitori le persone a percepire nostalgia e tristezza. 

Pensiamo quando a scuola decidiamo di fare esperienza della visita dell’elfo magico, o mi sono ritrovata a rispondere a domande su questo tema ho privilegiato sempre risposte aperte rispetto a sentenze austere. Ricordo ancora con un sorriso quando ne parlai con mia nipote di 8 anni e con lei sostenevo che io credevo anche a Babbo Natale Harry Potter, Matilda di Roald Dahl e la Sirenetta perché personaggi che nel mio percorso di vita mi hanno piacevolmente accompagnato e sostenuto. Fu la medesima risposta l’anno dopo quando a scuola scoprì la verità e per Natale le regalai una lettera direttamente da Hogwarts e un mantello magico per essere pronta per la sua visita agli Warner Bros, studio Tour di Londra per esplorare il magico mondo dei nostri maghi preferiti. La magia fa ancora parte della nostra vita. 

Insomma fare gli adulti significa fare delle scelte  e continue valutazioni tra il supportare la magia necessaria aderente ai loro bisogni e la coerenza del conoscere la realtà.

 

Qui puoi trovare il mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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