Come rendere il nostro Natale Femminista in famiglia

Le festività natalizie sono un concentrato di vecchie tradizioni ma anche nuovi modelli che ognuno può portare nel proprio nucleo familiare. Ci sono degli aspetti che possiamo rendere più inclusivi anche attorno al pranzo di 8 portate, al regalo imbarazzante della zia, ai ruoli che seguiamo per le aspettative sociali.  

Proprio in occasioni così tradizionali che spesso portiamo avanti un pensiero rigido rispetto a cosa ci sia aspetta dagli uomini e dalle donne, cosa chiediamo alle bambine rispetto alle richieste che arrivano ai bambini. Parte dalle consuetudini più classiche il lavoro di decostruzione delle funzioni di genere a cui ci siamo costrette ad aderire. 

Possiamo attivare delle specifiche strategie, elaborando così un pensiero libero da stereotipi, ovvero femminista anche durante la festa più tradizionale che abbiamo all’interno del nostro calendario.

1) Non ci sono compiti divisi per genere.

Gli uomini possono cucinare esattamente come le donne. Tra le immagini principali del Natale c’è sempre la nonna, zia, sorella e madre che inizia a preparare il 20 dicembre per la cena del 24. Guai a prendere impegni per quel giorno che non sia far cuocere il ragù e i 46 anticipasti. Gli uomini generalmente vengono destinati a spingere il carrello quando si fa la spesa per questo grande evento ma non sono esenti anche loro dalla fatica di tagliare il bollito o tagliare il pancarrè. Quando non avviene significa che si sta portando avanti un’abitudine che non siamo in grado nemmeno più di cogliere da quanto è radicata. Se non riusciamo a rinunciare a questa tradizione possiamo sempre comprare le lasagne in rosticceria, andare al ristorante o cambiare il menu per qualcosa di meno impegnativo. 

2) Non ci sono giochi per maschi e giochi per le femmine.

Il gioco è la modalità con la quale bambine e bambini scoprono, esplorano, conoscono il mondo ed è necessario che tale processo di conoscenza avvenga in modo libero da confini rigidi e stereotipati. I giochi non hanno differenze di genere. Non esiste nessuna ricerca scientifica che attesti i danni fisici, morali e comportamentali che il gioco con le bambole possa evidenziare nei maschi. Perché dunque tutte queste resistenze? Le femmine possono ricevere anche i kit scienza, i dinosauri e i supereroi, come i maschi saranno felici di scartare brillantini, passeggini, giochi simbolici senza che questi ostacoli il loro percorso verso l’apprendimento. Anzi aprirà alle possibilità, a strade più ampie e ricche sotto tutti i punti di vista. I giochi che scegliamo per loro riflettono la nostra idea di mondo. 

3) Non chiediamo alle bambine di farsi carico di compiti come la pulizia perenne della casa per l’arrivo massiccio dei parenti.

Apriamo la necessità della cura della propria abitazione a tutti i partecipanti della famiglia così che ognuno possa farsi carico della porzione adeguata di lavoro domestico. Non c’è scritto nella Costituzione che questo compito sia destinato alle donne e quindi che le bambine debbano in qualche modo essere addestrate a sottostare a regole implicite che la società impone. Iniziamo a far entrare la divisione dei compiti essenziale almeno sotto il nostro stesso tetto, così forse questo renderà un pizzico più semplice diffonderlo negli altri luoghi della comunità. Il comportamento degli adulti è per i piccoli il miglior insegnamento possibile e ritrovare nel mondo dei grandi delle abitudini consolidate in fatto di parità di genere, aiuterà loro a imitare e costruire la stessa realtà. 

4) Non focalizziamo le nostre attenzioni sull’apparenza

Il Natale è uno dei momenti in cui ci si esprime con il nostro miglior abito, il servizio di piatti prezioso, l’acconciatura particolare. Niente di tutto questo è sbagliato ma facciamo in modo che non sia il nostro unico focus durante questo momento di condivisione. Permettiamo alle bambine e ai bambini di giocare senza che tulle e vestiti impediscano loro di mangiare, stare a tavola con comodità, scartare i regali, scoprire nuovi giochi. Durante la cena basiamo i nostri scambi sulle competenze che le bambini e i bambini portano con sé, e non esclusivamente sulla bellezza della loro gonna e cravatta. Diciamo loro che sono unici perché pieni di caratteristiche peculiari.

5) Ampliamo alle narrazioni ricche di possibilità

Il Natale porta con sé numerosi racconti, storie magiche fatte di stupore, speranza e desideri. La potenza delle narrazioni nel trasmettere e raccontare realtà possibili ed anche anticipatorie rispetto alla realtà odierna è ormai un dato oggettivo che non possiamo trascurare. Qui e qui trovate diversi consigli . 

6) Non obbligare a baciare

Baci e abbracci fanno parte ormai di un gesto culturale immediato, considerati come una manifestazione di gentilezza e cordialità. In epoca pre-covid era quasi un’abitudine obbligare i bambini a baciare o abbracciare parenti e amici senza chiedere a loro se ne avevano voglia. Diventa così una pratica quotidiana accettare di baciare qualcuno contro la nostra volontà, anche in situazioni controverse trasmettendo un messaggio rischioso e pericoloso riguardo al consenso, che può essere ignorato e calpestato. Il virus ci ha aiutato ad allentare questa routine ma possiamo continuare verso questa direzione ed incoraggiare altre modalità come il semplice saluto con la mano, o il “Dammi il 5”. Offrire alternative valide significa sottolineare che il consenso esplicito è un fattore fondamentale in qualsiasi tipo di relazione.

7) Evitiamo di giudicare il corpo altrui

La bellezza sembra sia diventata una prerogativa essenziale per respirare e di fronte a segni dell’età che avanza o di un ventre non piatto, familiari e amici si sentono in dovere di commentare, criticare, avanzare pensieri in merito. Avere i capelli bianchi, delle taglie che superino la soglia consentita della cultura grassofobica, il naso grande e i fianchi larghi non devono non concede il diritto a nessuno di dettare consigli, suggerimenti e anche solo di elaborare riflessioni su quanto sia necessario andare dal parrucchiere. Il corpo è il contenitore che ci permette di vivere, sentire, conoscere il mondo e non possiamo lasciare che qualcuno possa giudicarlo e sradicarlo. Focalizziamo le nostre attenzioni sulle qualità caratteriali dell’altro, su tutto ciò che di prezioso una persona può essere ed esprimersi.

 

Trovate un approfondimento di queste tematiche nel mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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