La matematica non ha preferenze di genere: maschi e femmine hanno le stesse abilità

“Le ragazze non sono portate per la matematica”, “Le materie scientifiche sono per i ragazzi”. Queste convinzioni non sono solo dei pensieri stereotipati ma rappresentano la realtà se leggiamo i dati delle università italiane. Nonostante le donne siano la maggioranza in ambito universitario, la discrepanza tra studenti e studentesse in ambito scientifico è  evidente. 

In ingegneria, le ragazze sono il 25% contro la fetta più grande del 75% maschile, nell’area scientifica in generale le ragazze sono il 34% i ragazzi il 66%. L’Italia è inoltre uno dei paesi europei con il più alto tasso di femminilizzazione del corpo docente. Questo fenomeno si chiama segregazione formativa, ovvero un fenomeno che rappresenta una spaccatura, una suddivisione sessista, insita nel nostro sistema scolastico e accademico, che conduce gli alunni dei due sessi a convogliare gli uni verso indirizzi maschili (materie tecnico-scientifiche) e le altre a indirizzi femminili (materie umanistiche). 

Secondo l’edizione del 2018 di Women in Science, rapporto dell’UNESCO che indaga il livello di disuguaglianza di genere in ambito scientifico, le donne oggi rappresentano, a livello globale, solo il 28.8% del totale delle persone che lavorare nel campo STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Ovviamente le donne che ci riescono, sono pagate meno e incontrano più difficoltà lungo il percorso causate da pregiudizi sociali e culturali. Se poi desiderano diventare mamme, la strada sembra solo in salita. Un altro dato evidente è quello dei premi Nobel, sono stati assegnati alle donne solo 20 premi Nobel in ambito scientifico su oltre 600.

I motivi che si nascondono dietro a questa netta separazione sono tanti: dall’educazione familiare, ai modelli tradizionali proposti dalla società, la carenza di sostegni per conciliare la vita familiare con la vita lavorativa. È un problema culturale pensare che l’intelligenza abbia percorsi predefiniti di genere. 

Se come insegnanti troviamo personale convinto che “Tanto non sei portata per questo”, le bambine prima, le ragazze poi svilupperanno questa errata consapevolezza e tentare la strada delle STEM sarà molto più complesso. Come dimostrano i dati. 

Di fronte ad eventuali difficoltà che le materie scientifiche possono esprimere, non incoraggiamo le ragazze a superare quelle complessità ma di tentare altre strade che meglio si sposano al suo ruolo di genere. Ciò non avviene per un ragazzo, lo sproniamo a continuare nonostante le fatiche e pretendiamo una discreta rendita perché lo dirigono verso un lavoro certo e remunerativo. Perché è un maschio. Questo è uno stereotipo altamente diffuso e interiorizzato che non riusciamo nemmeno a cogliere nella quotidianità.

Le scelte intraprese dopo le scuole medie e le superiori sembrano seguire una logica esplicita e dichiarata: ci sono stereotipi che definiscono ambiti di studio e di lavoro più adatti alle donne e altri più appropriati per gli uomini. Queste decisioni sono influenzate dai condizionamenti esterni, dagli insegnanti, amici, dal territorio circostante, dalla comunicazione perenne dei media, dal pensiero che usiamo quando ci riferiamo ad una dottoressa come “Signorina” o è consolidata l’idea che sia l’infermiera invece che il chirurgo. 

Gli studi in tal senso però non esprimono una netta disparità di competenze rispetto al cervello maschile e quello femminile. Ovviamente sono evidenti le differenze biologiche ma queste non si traducono in abilità ed impieghi differenti.

Tutti pensieri che danno forma ad una precisa immagine sul femminile e maschile che prevede realizzazioni professionali differenti e altamente discriminatori.  

Da qui l’importanza di ricordare, sottolineare, celebrare le possibilità che la scienza offre alle ragazze e donne in termini di carriera professionale attraverso la giornata mondiale per le donne e le ragazze nella scienza. Questa occasione nasce anche dalla necessità di mostrare l’inconsistenza delle discriminazioni di genere attraverso il racconto di chi ha fatto della scienza il suo cammino privilegiato in un mondo sovrastato dagli uomini.  L’evento, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015, si celebra ogni anno l’11 febbraio. Queste rappresentazioni convivono spesso con una illusione di parità e con la certezza che discriminazioni e disparità di potere e opportunità siano faccende ormai superate. Se si ascoltano però le storie delle scienziate, matematiche, ingegnere il tema di genere è sempre presente come dato discriminante. 

Le storie sono tra gli strumenti più potenti per sradicare convinzioni sbagliate e ingannevoli. Non sono ovviamente l’antidoto ma rientrano tra i mezzi preziosi che abbiamo a disposizione e abbiamo il dovere di utilizzarle al meglio per mostrare altre possibilità, strade, occasioni. 

Innanzitutto offrendo in egual misura a bambine e bambini tutta la letteratura per l’infanzia destinata alla divulgazione scientifica che ha il pregio di aprire domande, riflessioni e curiosità attraverso una cura e una bellezza estetica particolare e preziosa.

Per quanto riguarda le storie e gli albi illustrati, bisogna menzionare “Conta su di me”. Loris Malaguzzi affermava che ci sono cento linguaggi per osservare ed esprimere il nostro sguardo sulla realtà. Qualcuno vede la bellezza del mondo attraverso l’arte. Qualcuno con la musica e altri con la matematica! Ci sono infiniti modi di guardare il mondo e la matematica è certamente uno di questi! Questo albo ci racconta proprio la storia di…che nella ricerca delle sue passioni, trova il suo linguaggio privilegiato attraverso numeri e operazioni matematiche. Testo breve, illustrazioni con acquarello con questa bambina con la sua cascata di ricci che la rende simpatica a primo sguardo.

Dopo il testo “Ragazze con i numeri”, La casa editrice Editoriale Lascienza prosegue con la collana Donne nella scienza, con il volume “Ragazze per l’ambiente” che narra dieci storie di scienziate che hanno trascorso la loro carriera a salvaguardare l’ambiente attraverso le loro ricerce attente e scrupolose. Le biografie sono raccontate in prima persona attraverso un linguaggio scorrevole ma non superficiale. Al termine di ogni storia, c’è un breve schema riassuntivo suddiviso in tre sezioni: una citazione della protagonista,  i numeri che trattano in termini attuali di quella specifica area tematica e, infine, un suggerimento su cosa  si possa fare in prima persona per lavorare su quell’area scientifica. Testo e illustrazioni formano un ottimo binomio attraverso anche una scelta cromatica accattivante ed interessante che richiama i colori della natura.

All’interno di questa collana ritroviamo anche “Aiutami a fare da soli” il racconto di una delle più grandi scienziate italiane: Maria Montessori. Scienziata, filosofa, medico, Montessori nella sua vita riuscì a costruirsi una professionalità di spessore attraverso i suoi studi rivoluzionari e ancora attuali relativi ad una pedagogia scientifica. Anche in questo caso, è la stessa Montessori a raccontarsi ai lettori in forma biografica. La narrazione inizia nel 1875, quando Maria Montessori aveva cinque anni e amava il teatro! Qui si scovano diverse curiosità sul percorso di vita della studiosa prima di essere la famosa pedagogista che ammiriamo e tutto il mondo si ispira. Le illustrazioni colgono l’essenziale della narrazione accompagnando il testo con un tratto deciso fatto di colori accesi ma non eccessivi.

Qui potete trovare il mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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