Ai bambini offriamo il mondo REALE fatto di elementi concreti

Sappiamo che, i bambini e le bambini imparano con tutto il loro corpo, con ogni minuscola parte. Il corpo è così lo strumento di relazione con il mondo. Un mondo fatto innanzitutto di elementi concreti, che si possono toccare, maneggiare, incastrare, infilare, sentire, mangiare, annusare. 

Siamo ben consapevoli (o forse è proprio questo uno dei problemi) quanto i bambini oggi vivono già in contesti che sono decisamente artificiali, spesso addirittura virtuali. Bambini che pensano di vedere unicorni in carne ed ossa, altri che giocano a imitare Luí e Sofí ma non hanno mai visto una pecora o visitato un museo, bambini che non sanno correre e inciampano sui loro piedi. Come adulti nei servizi educativi che avanzano proposte o possibili esperienze, dovremmo domandarci quanto i percorsi pensati siano davvero progettati sullo sviluppo dei bambini e sui loro bisogni.  

Affinché un’esperienza generi conoscenza, deve esserci non solo l’esplorazione diretta di un materiale e un’adulto in grado di incoraggiare quella scoperta. 

Il mondo commerciale accompagna i più piccoli nelle attività ludiche con indicazioni nette su e ruoli definiti. I bambini del 2023 possono fare tutto, ma in realtà non possono esplorare nulla oltre la comodità dell’adulto, oltre quello che l’adulto ha pensato possa essere utile, comodo, funzionale per un apprendimento. 

Analizziamo ad esempio le possibilità di esplorazione del materiale naturale che l’inverno ci offre come la galaverna, la brina e la neve. 

È diffusissimo osservare nei servizi educativi che l’elemento neve (inevitabilmente fredda, che si scioglie e bagna) sia proposta attraverso la manipolazione e conseguente riproduzione fittizia del fenomeno atmosferico del materiale con ricette che ne vorrebbero ricreare le sensazioni (bicarbonato, schiuma da barba ecc.), ma che non fanno altro che confondere, che poco aggiunge all’esperienza e alla conoscenza. 

Care colleghe, possiamo dirlo: la schiuma da barba e il caldo e morbido cotone appiccicato su fogli colorati non hanno niente a che vedere con la fredda e dura neve ghiacciata che si posa sugli alberi. 

Possiamo comunque offrire ai bambini contesti di esplorazione e gioco autentici tipicamente invernali anche se non abbiamo a disposizione la neve.Quali competenze, conoscenze, abilità sono messe in gioco quando l’adulto permette ai bambini di accedere liberamente agli elementi naturali?

Se, anziché chiudere le porte a questa favolosa stagione, le apriamo, osserviamo e ascoltiamo con loro le scoperte possibili, la pioggia, il freddo, le foglie bagnate sono elementi perfetti per sviluppare apprendimenti importanti. Solo più faticosi se noi per primi non ne comprendiamo il significato educativo. 

Bisogna ovviamente fare delle specifiche per quanto riguarda le fasce d’età.

Nella fascia 03anni, la mente è concreta e allo stesso tempo creativa, l’obiettivo del nido qui è oltre il benessere dei piccoli,  è quello di offrire loro la miglior esperienza possibile in termini di potenzialità ma questo significa rispetto anche del loro sviluppo. “Offriamogli il mondo” sosteneva Maria Montessori, ed il mondo è fatto di elementi concreti.

I bambini sono degli scienziati, capaci di fare connessioni tra materiali ed eventi, ma per farlo le devono conoscere. Hanno bisogno di esperienze reali, con proposte che partono da materiali diversi ma ricche di significato, pensiamo al famoso cesto dei tesori. 

Un contesto diverso invece è la scuola dell’infanzia che può avanzare di costruire un mini mondo dell’Antardide e per riprodurre il ghiaccio usa il polistirolo. Parliamo di due età differenti, con un bagaglio cognitivo, espressivo, verbale diverso, come lo sono le curiosità e le potenzialità di sviluppo. Considerando il livello basso di conoscenze sensoriale di questo tipo, anche con le riproduzioni di questo tipo dovrebbero essere caute, possiamo chiedere ai bambini come rappresentare la neve o usare il polistirolo e intanto fare esperienze molteplici in inverno, fuori, all’aperto. 

La scuola ovviamente ha anche il compito di mostrare tutto il mondo, ma un pezzo per volta, iniziando da ciò che abbiamo di più vicino ed esplorando anche ciò che è lontano. 

Partendo dalle mucche, dagli scoiattoli, dai ragni che abitano nei nostri giardini e per finire agli elefanti, ai mille tipi di pinguini e specie di meduse, con la possibilità di offrire al bambino l’opportunità di conoscere ciò è lontano dal suo quotidiano, per farne conoscenza.

Un discorso differente è invece un’esperienza che modifica, manipola la realtà attribuendo un significato non reale, anticipando una connessione che magari non avverrebbe.

Vogliamo offrire la schiuma? Possiamo farlo, ma perché dobbiamo dire che è neve? Magari lo diranno i bambini, magari no.

I bambini desiderano fare finta che sia neve? Benissimo. Perché è l’adulto che deve proporre questa connessione?

Offriamo loro tutti i materiali, anche la schiuma da barba, non dandogli però un altro nome da quello reale. 

Il processo del pensiero dal concreto all’immaginario è complesso, ed è un passaggio che i bambini devono compiere attraverso le loro esperienze. Al nido, si verifica spesso una situazione: i bambini spostano le sedie e fanno finta di partire dicendo che sono su un treno. Uno di loro ha fatto questo passaggio evolutivo e i compagni lo seguono in questa rappresentazione. Sarebbe stata una situazione diversa se quella rappresentazione fosse stata trasmessa da una educatrice, da un adulto che impone esperienze alterate tutto il tempo, come la neve di cotone.

Altro esempio: la narrazione degli albi illustrati. Occorre riflettere di più su cosa proponiamo ai bambini, con le loro differenti età di sviluppo e modelli di apprendimento. Possiamo raccontare di streghe e Gruffalò, ma sono personaggi che fanno parte di un mondo fantastico, la neve é concreta, esiste. Perché sentiamo la necessità di mascherarla da schiuma da barba? Cosa manca al nostra inverno per mettergli dei vestiti falsati?. 

Per questo nella fascia 03 (all’interno di questa fascia ci sono poi sfaccettature molto ampie) è consigliabile proporre libri fotografici che rappresentino la realtà, o con pochi elementi grafici, così da non sovrastimolare il cervello dei bambini che deve elaborare tutte le informazioni e creare degli schemi mentali di categorizzazione, da usare come riferimento per conoscere la realtà. 

Se viviamo in Sicilia e la neve non arriva (di questi tempi non la vediamo nemmeno a Milano ma questo è un altro discorso), viviamo l’esterno e vedremo che quando vedranno quella patina bianca chiederanno cosa sia. Arriveranno le domande. I bambini esprimono la loro curiosità in molteplici modi e se lasciati liberi di esplorare, nascano interrogativi scientifici, si confrontino stati fisici della materia, si pongano domande sull’origine di un fenomeno tanto magico quanto complesso, ma soprattutto ci si confronti con l’ambiente reale che accompagna questo fenomeno. Mostriamo come si forma, proponiamo il ghiaccio nelle esperienze, e le caratteristiche: é freddo, si scioglie, che bianco non lascia il segno ma che, usando la fantasia e colorando lascia un segno suo figlio che peró si bagna e si rompe…e via dicendo. 

Offriamogli un materiale e permettiamo loro di costruire la via. 

Ci sono bambini che maneggiano un ipad o conoscono canzoni a memoria da adulti, e poi fanno fatica ad infilarsi le scarpe. 

Come le stanze immersive dell’autunno anche in servizi che hanno a disposizione grandi spazi verdi. Perché?

Siamo spinte tutte dall’esperienza  esteticamente piacevole, con la cura di educare allo stupore, e il desiderio stucchevole di manifestare tutta la nostra competenza ma i bambini in tutto questo dove sono? O è un modo di autocelebrarsi da parte dell’adulto?

Immerse nei nostri meravigliosi e fantasiosi racconti ci dimentichiamo di proporre esperienze adatte a loro. Perché il bambino 0-3 non è il bambino 3-6. Noi adulti dobbiamo mantenerci ancorati alla realtà, non ha bisogno di essere falsificata, il pensiero creativo e magico prenderà poi forma, proprio dal sollevare, trascinare, toccare gli elementi del mondo. 

I bambini sono naturalmente “divergenti”, ovvero hanno uno sguardo esteso sulle cose, non possedendo le categorie e gli schemi propri di un adulto. Questa qualità va sostenuta, promossa partendo dalle loro visioni sul reale, non dalle nostre. Altrimenti rischiamo di imporre solo la nostra creatività, da adulti. 

Quanto adulto c’è dietro alle proposte fatte ai bambini e che tipo di adulto?

Non è un giudizio di valore, ma piuttosto una scelta di campo.

Invece della finta neve trovo per esempio che possa essere più stimolante offrire ai bambini materiali bianchi e vedere che significato attribuiscono loro e credo che fantasia e immaginazione si giochino proprio in questo tipo di situazioni in cui la mente del bambino può fare collegamenti in maniera autonoma e divergente.

Troppo spesso noi adulti proponiamo alterazioni della realtà che noi comprendiamo semplicemente perché l abbiamo ampiamente esperita nella realtà.

Che cosa hai scoperto? Che cosa pensi sia accaduto?

Sono queste le domande che dovrebbero accompagnarci come adulti, figure di sostegno delle ricerche dei bambini.

È una riflessione, su quanto siano pertinenti e appropriate le proposte che si fanno, e quanto, realmente, si riescano ad agganciare ai pensieri della cura autentico che perpetuiamo nei servizi educativi. Domande su domande, in fondo, si fa così educazione. 

Qui puoi trovare il mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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