Uso del coltello per i bambini: perché permettere l’utilizzo?

Viviamo in un’epoca in cui associamo la parola rischio a diversi aspetti nella vita dei bambini e delle bambine. Eliminando di fatto, tutto ciò che potrebbe concorrere a tagli, feriti e incidenti vari con la volontà di preservare i piccoli ed aumentare la sicurezza del contesto in cui si vive. 

Così via a oggetti taglienti, materiale più delicato che potrebbe rompersi come il vetro e la ceramica: piatti e bicchieri sono rigorosamente di plastica, la forchetta con le punte talmente arrotondate da non afferrare mezzo fusillo e il coltello, mai, è rigorosamente vietato!

Eliminiamo ogni possibile fonte di rischio dal raggio di azione del bambino, così gli adulti di circostanza pensano di avere un controllo massiccio evitando possibili tagli. 

Eppure, il rischio fa parte della vita reale, anche per i bambini e le bambine, solo che va dosato e misurato con i loro compiti di sviluppo, il loro saper fare e buona dose di fiducia da parte dei grandi della situazione.  

Proprio aiutando i bambini e le bambine ad affrontare il rischio, le sfide che comporta saremo capaci di sostenere loro con l’adeguato affiancamento, attraverso un sostegno ben calibrato.  In grado di dare fiducia ma anche di intervenire in caso di necessità.

Solo così i piccoli, potranno sperimentare, provare, cadere, ritentare, ma avranno di fianco degli adulti che potranno dargli la mano mentre loro scopriranno un modo per capire come si fa, e vivere in questo mondo. 

Esattamente quello che sosteneva Maria Montessori sotto la definizione di adulto come presenza discreta che sostiene quando è necessario il suo intervento, ma sa dosare la sua azione nel momento necessario. 

“[…] I piatti sono sempre di porcellana, ed i bicchieri e le bottiglie, di vetro. I coltelli fanno sempre parte dell’apparecchiatura della tavola“, Maria Montessori, Manuale della pedagogia scientifica nel 1921 21 p. 14.

PERCHÉ PERMETTERE AD UN BAMBINO DI USARE UN COLTELLO? 

Il coltello, come i bastoni, o altri oggetti taglienti è un oggetto reale, concreto, che fa parte della nostra quotidianità e si può imparare ad utilizzarlo con gradualità e sotto la nostra supervisione, sostenendolo movimenti prudenti, e provando ad impedire situazioni improprie e potenzialmente pericolose.

Innanzitutto perché è quel tipo di materiale che, come tanti altri, porta ad un esercizio costante dell’attenzione e dell’esercizio della mano. I bambini e le bambine sanno di maneggiare un oggetto prezioso e delicato (sentono l’ansia degli adulti), e pongono molta concentrazione nel suo utilizzo. 

L’adulto sa che dovrà procedere con gradualità, ed ovviamente il primo coltello sarà facile da maneggiare ma che costringe anche ad osservarne le manovre di utilizzo.

Come faranno i bambini ad imparare se non offriamo loro la possibilità di sperimentare? Se non prenderanno mai in mano un coltello, alla loro portata, come potranno imparare a maneggiarlo?

Non possiamo nemmeno nascondere sempre degli oggetti considerati pericolosi, e dunque cosa potrebbe accadere in circostanze in cui un oggetto tagliente rimane incustodito?

Un bambino che non ha mai sperimentato il rischio non sarà in grado di affrontarlo, misurarsi opportunamente con esso e superarlo.

Ovviamente, come per ogni tappa di sviluppo, il processo di crescita e scoperta è costituito dalla gradualità, partendo da strumenti adeguati alla fascia d’età che si sta attraversando. 

Non daremo mai ad un bambino di un anno un coltello affillato, o un taglia patate. All’inizio gli utensili saranno reali ma sempre alla loro portata e adeguati per le loro mani, “a prova di bambino”, sicuri.

Ogni volta che ci saranno dei progressi, ed il bambino avrà migliorato la propria abilità nel manovrare quel tipo di strumento, su determinati superfici (banane, spalmare il formaggio), dimostrandosi sicuro e competente, si potrà proseguire proponendo un arnese più avanzato.

Come sostiene la teoria della Zona di sviluppo prossimale e Maria Montessori, ai bambini bisogna offrire delle sfide interessanti ma raggiungibili con esercizio, tempo e impegno, alla loro portata con una dose di allenamento e ripetizione. 

QUALE PROGRESSIONE SEGUIRE?

Come sempre, conoscere le tappe di sviluppo ci aiuta nel comprendere quali materiale offrire. 

A partire dai 12 mesi (spesso anche prima) i bambini iniziano a mangiare da soli, verso i 18 dovrebbero raggiungere una certa attenzione nel maneggiare degli strumenti che obbligano a movimenti precisi e attenti. 

Ad esempio come prima opportunità possiamo proporre il coltello da burro, che non ha una lama tagliente ma è piccolo e suggerisce e invita a movimenti per tagliare e spalmare e con esso potremmo iniziare a tagliare una banana, che ha una consistenza morbida ed facile da maneggiare. 

Per rinforzare tale abilità, sempre misurando il loro livello di interesse possiamo proporre l’uso di uno spremiagrumi (possibilmente in metallo perché più efficace, vista la forza flebile delle mani dei bambini), e spremere così un’arancia allenando  i muscoli della mano, la motricità fine, l’attenzione calibrata, e maneggiare strumenti che impongono un determinato uso e concentrazione. Possiamo anche utilizzare un bicchiere in vetro così per aggiungere un materiale delicato all’operazione. 

In questa direzione si può proporre anche l’utilizzo delle forbici con punta arrotondata, con l’accortezza di sceglierne che possano tagliare per davvero e non per finta (come spesso accade), sperimentando diverse superfici (carta, cartoncino più spesso, carta lucida).

Sarà poi essenziale la ripetizione di questa esperienza, per consentire di rinforzare questa abilità. 

Consolidato questo movimento, possiamo proporre un livello più complesso con un coltello lievemente più tagliente così da avere un’esperienza di taglio più compatta sugli alimenti, e regolare di conseguenza i gesti conseguenti.

Generalmente attorno ai 18-24 mesi, quando le competenze motorie saranno maggiori, e l’esercizio sarà stato assorbito e consolidato possiamo aumentare lievemente il livello di difficoltà proponendo un coltello leggermente più affilato, sempre con la punta arrotondata e alimenti morbidi come la verdura lessa (le patate o carote ad esempio).

Gradualmente il bambino acquisirà la competenza necessaria per tagliare diversi tipi di alimenti, facendo attenzione ad offrire oggetti proporzionati, né troppo grandi né troppo piccoli, così che i bambini sapranno afferrarli nel modo corretto e gestire gli errori evitando così il rischio di potenziali incidenti nel modo adeguato. 

Se diamo loro fiducia, un clima relazionale accogliente e un contesto stimolante e sfidante i bambini sapranno coglierne tutte le opportunità. Attorno ai 20 mesi , ci sono bambini in grado di maneggiare con facilità il coltello, con una mano tengono la banana ferma e con l’altra taglia in modo deciso e sicuro, spostando avanti e indietro il coltello.

Possiamo rinforzare questo allenamento chiedendo ai bambini di aiutarci nella preparazione dei pasti, la cucina è un meraviglioso laboratorio per le competenze! 

Questa successione di fasi non è una tabella rigida da seguire ma è sempre l’adulto che deve valutare il grado di competenza dei bambini, mostrare l’utilizzo corretto dello strumento con lentezza, stando al fianco, stabilendo le regole necessarie (ad esempio, il coltello si usa solo in presenza di mamma o papà).

Orientativamente dopo i 2 anni, quando il bambino avrà acquisito le competenze motorie e di controllo necessarie, possiamo avanzare con il grado di sfida affinando i movimenti e le abilità. 

Dai 2 anni e mezzo (intorno ai 30 mesi) possiamo chiedere loro di grattugiare il pane raffermo e il formaggio, sempre con la nostra presenza mostrandogli con lentezza le azioni da fare. 

Dai 3 anni, con competenze motorie più solide e l’esercizio costante, sapranno poi tagliare le fragole, la mela, alimenti sempre più complessi da gestire, dal coltello per affettare al pelapatate, dal tagliafrutta, all’affettauovo. 

Dai 3 ai 5 anni possiamo avanzare con la cura delle piante, tagliando i gambi molto lunghi dei fiori, recidere con le forbici le foglie (o i rametti) secchi.

Inoltre ricordiamoci che il cibo non va utilizzato come mero esercizio di una abilità e non va gettato. Al termine dell’esperienza, può essere cucinato, mangiato, conservato o offerto a qualcuno. 

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Qui puoi trovare il mio testo “Dalla parte dell’educazione”

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Annalisa Falcone
Sono un’educatrice e pedagogista. Non potrei immaginarmi a vivere felicemente senza questa meravigliosa e faticosa professione. Adoro leggere e la pedagogia è la mia passione più grande. Ho studiato e lavorato a Milano, Bologna e ad Alicante, piccolo e piacevole paese a sud della Spagna. Faccende di cuore mi hanno portato nel 2015 nell’affascinante Londra.

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